Il Crocifisso del XII Sec.

Saliti 15 scalini, si arriva alla parte superiore della Chiesa. In questo punto lo sguardo del visitatore si incrocia con lo sguardo di Gesù Crocifisso che innalzato e collocato dietro l’altare, appare cosi in tutta la sua splendida bellezza. E il "Christus Triumphans”: difatti sulla testa non si sovrappone la corona di spine, gli occhi e la bocca sono aperti, il capo non dimesso a reclino, ricco e fine il perizoma. Le ginocchia sono appena piegate, ne’ accavallati i piedi. Dalla storia della Chiesa sappiamo che fino al IX sec. veniva presentata solo la croce. Successivamente la croce con l’icona di Cristo trionfante e vincitore sulla morte e sul peccato facendo intravedere la sua vita gloriosa con la risurrezione. Con la venuta di S. Francesco fu rappresentato il Cristo sofferente, per suscitare il pentimento dei peccati. Fu un pellegrino, proveniente dall’Abbazia di Vezelay che, transitando nel 1140 per la Via Francigena e sostando in questa Abbazia, ci lasciò questo capolavoro della scultura romanica borgognona.

Si trattenne in questo monastero per fare una copia identica di questo Crocifisso per l’Abbazia di Sant’Antimo. Questo è quanto viene affermato nella relazione dei coniugi Nadia Bretoni e Stefan Gren, restauratori del crocifisso. Hanno lavorato per ben tre anni al restauro del nostro Crocifisso, nel periodo estivo, dal 1997 al 2000, facendo uno studio molto approfondito sulla policromia che presentava numerose stratificazioni, esportandone alcune e riportando il manufatto al colore del ’400, con stuccature e vari ritocchi hanno fatto durante il restauro la sorprendente scoperta di una cavità nel retro, sulla schiena ove si conservavano due oggetti: una sorta di batuffolo e un sacchetto legato con spago e chiuso con un sigillo attribuito a S. Benedetto, contenente le reliquie del Papa S. Ponziano (+ 275) e di San Fortunato, accompagnate da due cartigli, scritti in caratteri carolingi e gotici. Il 1° agosto 2001 il Crocifisso restaurato e ricollocato dietro l’altare maggiore, dove era in passato, venne inaugurato da S.E. Mons. Rodolfo Cetoloni, Vescovo diocesano, attorniato dai giovani che andavano a Roma per la G.M.G.

Dopo la benedizione, il Vescovo esclamò: "Davanti all’icona è sufficiente stare in silenzio e sostarvi in contemplazione... non occorrono parole... è Lui stesso che ci parla". Una riproduzione del suo volto l’ha fatta pervenire a tutte le parrocchie della Diocesi, essendo il Volto di Gesù oggetto di meditazione nel 2002, come prescrive la lettera apostolica “Nuovo millennio ineunte”:  “Un volto veramente beato, come scriveva S. Caterina da Siena, perché nonostante i dolori e gli spasimi, era unito all’Eterno Padre".