Il Martirio di S. Bartolomeo

Nella parete sinistra, dentro una cornice di gesso barocco, si nota il dipinto di S. Bartolomeo martire. Viene subito in evidenza in questo affresco la tenuità dei colori, che sembrano voler  sdrammatizzare la situazione umana del Santo, che, legato ad una colonna, viene scorticato vivo. Lo sguardo dell’osservatore si sposta così in un cielo indefinibile, incerto tra la gioia e il dolore, addolcito dal verde delle piante intorno alle colonne, dalle mani di un angelo nell’atto di porre sul capo del Santo un serto di rose e dalla figura della città pagana.

Il dipinto at secentesco come dimostrano i colori, i calzoni dei carnefici e i capelli, legati dietro la nuca, secondo la moda del tempo. Sul basamento della colonna è visibile la scritta "F.N.", iniziali di Francesco Nasini, (Castel del Piano 1621-1695) autore del dipinto, e l’anno in cui l’opera fu eseguita: 1694.

Dal martirologio romano sappiamo che il Santo morì in Armenia decapitato, dal momento che nonostante fosse stato scorticato vivo, continuava ancora a parlare, come testimoniano le due donne in atteggiamento di ascolto, anche se spaventate da quello che sta accadendo. L’opera è stata restaurata nel 1970 dai coniugi Vagarini di S. Gimignano.

Proseguendo nell’osservazione, ci incontriamo con un pozzo poco profondo, di origine incerta, al centro della navata. C’e chi   attribuisce la primitiva funzione di fonte battesimale ad immersione, come testimonierebbero gli scalini. Recentemente è stata fatta una copertura col vetro per dare la possibilità ai visitatori di vederlo. A destra un confessionale datato 1696.