Il Chiostro

 Non si può concepire la vita monastica nel complesso di un monastero senza il chiostro. Infatti la vita comune nelle Abbazie richiede una zona che colleghi le varie parti del Monastero: chiesa, refettorio, sala capitolare, biblioteca, foresteria; ed offra un luogo coperto per il passeggio e la silenziosa lettura dei Monaci. Il chiostro è il cuore di un monastero, sempre presente nelle varie epoche. Generalmente è un cortile quadrato o rettangolare con il pozzo al centro. Il portico ha uno o due ordini sovrapposti è spesso affrescato lungo le pareti e racchiude sepolture murali o pavimentali. Nell’architettura cistercense la posizione del chiostro è sempre nella parte destra di chi guarda la facciata della chiesa. Generalmente dalla parte est si accede alla Sala Capitolare, al parlatorio e alla sala di riunione dei Monaci; mentre sul lato sud stanno cucina, refettorio e cala facturium; l’ala nord è riservata ai fratelli conversi.

Nel seicento, l’Abate Ottavio Rocca, nel costruire il chiostro del nostro Monastero non s’è attenuto a queste prescrizioni (si trova infatti nella parte sinistra della chiesa) forse perché già esisteva un vecchi chiostro costruito ai tempi in cui l’Abbazia era tenuta dai Benedettini. Che cosa rimane oggi in quel chiostro?

Dopo la soppressione dell’Abbazia da parte di Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana (1783), tutta la parte settentrionale è venuta in possesso di privati, che, deturpando ogni valore artistico, ne fece abitazioni, stalle e ripostigli. Le due ali est e ovest crollarono per l’incuria; solo l’ala adiacente alla parete della chiesa è rimasta in piedi. Un lavoro quindi arduo la ricomposizione delle parti; tuttavia la Comunità Cistercense dopo i restauri della chiesa si è messa all’opera per vedere ripristinato il monastero nelle parti recuperabili. Si è già fatto un buon passo avanti. Si deve alla tenacia e alla sagacia del defunto priore, d. Malachia Cocchioni se i Monaci sono rientrati in possesso di molte parti occupate dai privati, riscattandole con enormi sacrifici e senza una valida attenzione da parte di enti pubblici e privati. Dopo aver interessato la Soprintendenza ai Monumenti di Siena, finalmente nel 1970 si iniziarono i lavori, procedendo innanzi tutto allo sterro di tutta l’area del chiostro, alla smantellamento delle sovrastrutture a nord, alla messa in luce e al consolidamento delle colonne di quest’ala e dei relativi archi, al rifacimento delle volte, di cui due con mattoni originali. Si proseguì con il consolidamento della volta a botte, retrostante la parte nord, e con la pavimentazione del piazzale claustrale di cui è curiosa la irregolarità e configurazione a schiena d’asino. S provvide alla riquadratura degli scalini esagonali del pozzo e alla ripulitura dei suoi due pozzetti di decantazione (un tempo l’acqua piovana, filtrata in essi dal collettore primario, veniva adibita anche per usi domestici). Purtroppo, nel gennaio del 1974, i lavori si fermarono per la crisi economica che si fece sentire in tutta Italia, aggravata dalle calamità naturali che colpirono diverse regioni.

Bisognò quindi attendere; finalmente nel 1981 pervenne la concessione di un modesto contributo che però non bastò a coprire la parte di sopraelevazione a nord.

Tuttavia, pur nelle molteplici difficoltà, il 16 novembre 1983 si è dato inizio al nuovo corso di opere che sono servite per lo svuotamento per circa un metro dell’ala parallela al muro della chiesa, la riapertura delle arcate con le relative colonne incorporate alla parete, al rinvenimento di tombe e di molti reperti del vecchio chiostro. Per questi reperti ed altri, rivenuti in chiesa, è previsto un “Lapidarium” dietro la cripta.

Si è proceduto poi a fare tutte le fognature per la raccolta delle acque piovane in tutta l’area del chiostro.

Purtroppo i lavori vengono sospesi alla porte delle celebrazioni del 950mo anniversario della Consacrazione della Chiesa in cui era auspicabile il suo complemento per mancanza di fondi e per l’improvviso decesso del Priore Don Malachia Cocchioni.

Il Nuovo Priore Don Roberto Corvini non si perde di coraggio, ottiene altri modesti fondi nel 1987 con i quali vengono rinnovate le facciate della parte vecchia del Chiostro, la pavimentazione disegnata e progettata dall’Arc. Avetta dei Bene Ambientali e Architettonici. Così come progettata e realizzata è stata l’illuminazione interamente a spese dei Monaci. Ora il Chiostro appare con tutto il suo splendore e il suo armonioso stile seicentesco ed idoneo per molteplici attività, culturali, teatrali, mostre, ecc.