Il Pellegrinaggio

Alla ricerca della perduta Patria Celeste

Pellegrini in viaggio

Fu soprattutto all’inizio del secondo millennio che l’Europa fu percorsa da una moltitudine di anime “alla ricerca della perduta patria celeste. Questa via attesta infatti l’importanza del pellegrinaggio in epoca medioevale: esso doveva compiersi prevalentemente a piedi( per ragioni penitenziali) con un percorso di 20 – 25 chilometri al giorno e portava in sé un fondamentale aspetto devozionale: il pellegrinaggio ai Luoghi Santi della religione cristiana. E’ noto come tre fossero i poli di attrazione per questa umanità in cammino: innanzitutto Roma, luogo del martirio dei Santi Pietro e Paolo; Santiago de Compostela, dove l’apostolo San Giacomo aveva scelto di riposare in pace, e naturalmente Gerusalemme in Terra Santa. Il pellegrino inoltre non viaggiava isolato ma in un gruppo e portava le insegne del pellegrinaggio(la conchiglia per Santiago de Compostela, la croce per Gerusalemme, la chiave per San Pietro a Roma). Va detto che queste vie di pellegrinaggio erano allo stesso tempo vie di intensi scambi e commerci e che le stesse venivano percorse dagli eserciti nei loro spostamenti.

Il pellegrinaggio a Roma, in visita alla tomba dell’apostolo Pietro era nel medioevo una delle tre peregrinationes maiores  insieme alla Terra Santa e a Santiago di Compostela. Per questo l’Italia era percorsa continuamente da pellegrini di ogni parte d’Europa. Molti si fermavano a Roma, gli altri scendevano lungo la penisola fino al porto di Brindisi e da lì si imbarcavano per la Terra Santa. Una tappa importante prima di giungere a Brindisi era il Santuario di San Michele Arcangelo a Monte Sant’Angelo, sul Gargano, in provincia di Foggia. Nella maggior parte dei casi i pellegrini seguivano le strade consolari romane. I pellegrini provenienti soprattutto dalla terra dei Franchi in età post carolingia cominciarono a valicare le Alpi ed entrare in Italia. Con l’itinerario primitivo si entrava in territorio italico attraverso il colle del Moncenisio (talvolta transitando anche dal colle del Monginevro), dando così alla strada il nome di Francigena , cioè proveniente dalla terra dei Franchi. La via prese quindi a far parte di quella vasta rete di strade e percorsi che segnava l’Europa di pellegrinaggio e che univa tutti i maggiori luoghi di spiritualità del tempo.

La presenza di questi percorsi, con la grande quantità di persone provenienti da culture anche molto diverse tra loro, ha permesso un eccezionale passaggio di segni, emblemi, culture e linguaggi dell’Occidente Cristiano. Ancora oggi sono rintracciabili sul territorio le memorie di questo passaggio che ha strutturato profondamente le forme insediative e le tradizioni dei luoghi attraversati. Un passaggio continuo che ha permesso alle diverse culture europee di comunicare e di venire in contatto, forgiando la base culturale, artistica, economica e politica dell’Europa moderna: è nota la fase del poeta Goethe secondo cui la coscienza d’Europa è nata sulle vie di pellegrinaggio.

Grande sviluppo ed impulso di pellegrinaggi medievali sulla via Francigena fu dato dalle Crociate (dal 1095), l’opportunità di recarsi al santo sepolcro liberato era stimolante per tutti. Ma senza dubbio fu con l’invenzione del Giubileo, grazie al Papa Bonifacio VIII° nel 1300, che il percorso divenne realmente  ‘ trafficato ‘. Così fu ottenuto il doppio risultato di riportare Roma al centro dell’interesse della Cristianità, dopo che Gerusalemme le aveva sottratto lo scettro per i secoli crociati, e di generare un non indifferente circolo di denari e commerci apportatrici di nuova linfa allo sviluppo della città che languiva dopo la fine dei fasti dell’impero romano.

Per quanto riguarda l’Italia

La divisione dell’Italia fra Bizantini e Longobardi comportò che nessuna delle strade romane fu più utilizzabile per l’intero percorso. La Cassia romana ad esempio seguiva un percorso che attraversava in parte il territorio controllato dai Bizantini, in parte quello controllato dai Longobardi. Questi, per la necessità di collegare il Regno di Pavia con i loro ducati meridionali di Spoleto e Benevento, individuarono a nord del lago di Bolsena la possibilità di creare un tracciato che arrivasse con facilità a Siena, piegando verso la valle del Paglia, invece che verso la Val di Chiana, come faceva la Cassia romana.

I Longobardi crearono così una nuova direttrice viaria che, attraverso il Passo della Cisa (Mons Bardonis), arrivava oltre le Alpi; appunto per questo verrà detta via Francigena.

Nell’VIII° secolo i Longobardi attrezzarono la via con un organico sistema di difesa e di controllo, valorizzando tutte quelle località che si trovavano in una posizione strategica favorevole. Nacquero così, lungo la strada, sulle alture a dominio delle valli o vicino ai guadi, castelli, abbazie, ospedali.