Cappella del SS. Salvatore

 L’anno 1971 segna per il Monastero del SS.mo Salvatore un grande passo avanti per il ripristino della Chiesa Abbaziale. Dopo il rifacimento del tetto, la ricomposizione della Cripta, dopo la pavimentazione e il risanamento delle pareti, è stato restaurato il ciclo di affreschi.

I pregevoli affreschi di questa cappella sono di F. Nasini. E’ innanzi tutto da ravvisare la dedica “TITULARI TUTELARI JUDICI VINDICI – A. D. MDCLII”, posta sopra la volta della cappella. Gli affreschi laterali narrano la leggenda della fondazione dell’Abbazia da parte del Re longobardo Rachis, in seguito alla visione del Salvatore.

A destra è riprodotto un particolare della caccia al cinghiale, alla presenza del Re Rachis, della Regina e dei dignitari del seguito. In basso, soldati a cavallo abbattono un cinghiale, mentre questi dilania un cane. Armonizzano il quadro altre scene di caccia; sotto leggiamo la didascalia di supporto: "Il dardo, invitto eroe, deh lascia e l’arco - solo ’l quore é l’arnese onde potrai - prender la preda che t’aspetta al varco".

Nel quadro di sinistra il Salvatore ha una specie di tridente su cui brillano tre faci; appare sopra un abete al Re e alla Regina, circondati dai dignitari, in ginocchio in atto di preghiera e di meraviglia. Sullo sfondo uno stupendo arco, movimentato dal passaggio di un numero considerevole di cavalieri.

Anche qui un branco di cinghiali, striati di bianco, forse come si é inteso dire, propri della zona maremmana e prevalenti a quei tempi. Non manca anche il richiamo a Radicofani.

Sul masso su cui sta inginocchiato il Re Rachis la firma del pittore: "Franciscus Nasinus pingebat".

Sotto cornice l’iscrizione: "Sopra un abete il Re dell’alto regno con trina face in un doppier si mostra -  ad un re pio. Son questi il luogo e il legno".

Quattro figure femminili simboleggiano (da sinistra a destra): la Fede (insegne episcopali); la Penitenza (croce e corona di spine); la Purezza (giglio); l’Obbedienza (giogo). Sotto, la dicitura: "Salvatoris mundi - gerentis facem - triplicatam flammam emittentem - in hoc loco super - abietem Regi Rachisio – admirabilis -  apparitio – Anno DCCXXXXIX (?)".

"Divina gratia – operante - Rachis in loco – apparitionis - erigi jubet  - Abbatiam S. Salvatoris quam - regie ditat... - Deinde regno cedit - et in monte Cassino – Monacum induit". "Rachis Rex – Longobardorum - e Clusio erga - montem amiatum - venatur egressus - ...mirabili in eo loco Salvatoris mundi - super abietem - apparitione". "Historia huius – apparitionis - vibebatur in vetusta tua - pictura, quae - existebat in - pariete, cui – innitebatur - antiquus chorus - in medio - ecclesiae".

A destra della finestra centrale, in mistico atteggiamento sono raffigurati, vestiti all’orientale, i due martiri Abdon e Sennen. Di origine persiana, furono martirizzati a Roma sotto l’imperatore Decio nel III secolo, condannati ad essere divorati dal dragone e dal leone. I corpi dei Santi martiri si conservano in San Salvatore.

A sinistra l’affresco raffigurante S. Marco Papa,nell’atto di indicare a S. Antonio Abate un libro, tenuto in mano da un angelo; in esso si legge: "Credo in unum Deum”. La sua importanza è anche locale in quanti S. Marco è il patrono del paese. Di questo Santo l’Abbazia venera come reliquia la testa, conservata in prezioso busto di rame dorato, del 1381.

 Sotto l’altare si trova una magnifica Deposizione di Gesù nel sepolcro. Richiama l’attenzione del visitatore per la finezza esecutiva e i contrasti di luce originati dalla fiamma di una candela che, dal fondo semioscuro, diffonde la sua luminosità sul volto del Cristo.

Chiudono i riquadri della cappella, nei due lati, le lunette allegoriche del fresco e dei prodotti amiatini. In particolare la donna del lato sinistro sul capo reca una corona, fatta da foglie e ricci di castagno, e tiene in mano il M. Amiata, alla cui base si intravede l’Abbazia.

Degni di rilievo storico sono anche le due iscrizioni frontali al di sotto dei rispettivi personaggi, le quali, attraverso la personalità dell’Abate Don Ottavio Rocca e dell’Abate Don Paolo Marzocchi rivelano l’importanza e l’estensione dell’attività monastica del tempo. Il primo, morto il 6.11.1636, ricostruì il monastero ed il chiostro; l’altro, morto nel giugno del 1659, aveva ottenuto dal Papa Clemente VII che si limitasse la durata della carica abbaziale a solo tre anni.

Approfondendo l’osservazione della Cappella, le molteplici raffigurazioni di scene religiose e naturali fanno apprezzare la delicatezza del pittore e la perfezione in opere di così piccole dimensioni. La volta centrale è ricca di angeli in gradevole movimento intorno alla figura di Cristo risorgente: essi danno una impressione ottica di vera e reale profondità. Nella volta si osservano i libri della Sapienza, tenuti in mano da putti e figure allegoriche.

Fuori dalla Cappella, a termine parete del transetto si nota il bel portale che era l’accesso all’appartamento dell’Abate; la porta è datata 1751.

Sulla parete di fronte alla Cappella è posto l’organo della ditta Morettini, anno 1915, recentemente restaurato dalla Ditta Soracco.

Mons. Raffaello Volpini (“La basilica o Chiesa Longobardica Amiatina di S. Salvatore”, 1929) dice in proposito: “Questo prode e magnanimo Longo-bardo, già duca di Chiusi, oltre ad Abbazia di un vasto territorio, sappiamo, da costante tradizione, che per la costruzione del monastero abbia inviato i denari occorrenti dentro un cofanetto lungo cm. 70, largo cm. 20 e alto cm. 30, avente all’interno delle pitture storiche su un campo dorato a mecca … venduto nell’anno 1875 per franchi 360 ad un antiquario a Siena.