Restauri del Complesso Abbaziale - Abbazia San Salvatore

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Restauri del Complesso Abbaziale

Abbazia San Salvatore > Chiesa
Nei primi anni del Novecento erano cominciati i primi restauri sulla chiesa diventata parrocchia dopo la soppressione del 1782. Erano state effettuate le ricostruzioni di alcune parti interne e la ridefinizione della facciata dell’edificio con l’invenzione della trifora ancora oggi visibile , un intervento consueto per la cultura del restauro dell’epoca, dove si ricostruivano facciate in stile, con completamenti e ripristini che erano dei veri e propri falsi. Il 15 Gennaio 1939, dopo 157 anni di assenza, i monaci Cistercensi della Congregazione di San Bernando in Italia ritornano all’abbazia del San Salvatore. Da quella data i monaci, che si erano sistemati in alcune stanze, cominciarono a riacquistare molti ambienti originariamente pertinenti all’abbazia, perduti dopo la soppressione del 1782. 
In seguito iniziarono i lavori di restauro e di recupero del complesso abbaziale.

Restauri interni degli anni '60
All’interno della chiesa furono introdotti elementi di invenzione, come lo scalone in cemento costruito negli anni ’60,  frutto di ipotesi strutturali dubbie. Oltre alla scalinata in cemento, fu ripristinata la volumetria originale dell’interno e fu abbassata la quota di soglia. 
I lavori nella cripta hanno riguardato sia la ricostruzione delle 8 colonne mancanti e delle relative volte che quella della pavimentazione. La cripta, ricostruita al 60%, quasi certamente originariamente era affacciata sull’aula basilicale, come sembrano dimostrare i tre fornici rimasti nella parete di fondo. 
 
I restauri degli anni '80: il chiostro.
I restauri degli anni ’80, hanno riguardato invece il cortile e parte del convento che per circa un secolo e mezzo aveva subito crolli, demolizioni e notevoli cambiamenti di utilizzo. L’attenzione si è focalizzata sul recupero dei volumi originari rifacendosi alle dimensioni ed altezze seicentesche, epoca di costruzione del porticato ad opera di Ottavio Rocca . 
All’interno del chiostro vi sono due lati colonnati. Il lato adiacente alla chiesa presenta originariamente colonne, linee e fascia marcapiano in pietra e due finestre con riquadrature in pietra di trachite . Il lato nord conserva gli archi, le colonne e la fascia marcapiano in pietra (peperino); il restante volume sovrastante gli archi fu ridefinito nei restauri degli anni ’80. 
Anche le volte in cemento armato sono state ricostruite; alcune di esse erano state demolite o erano crollate dopo la soppressione del monastero di fine Settecento. L’area del chiostro fu oggetto di demolizioni e ricostruzioni e venne destinata ad abitazioni, stalle e fienili. Vennero costruiti quindi nuovi muri portanti, nuove tramezzature e realizzati molti ambienti nuovi solai in legno. Il corpo di fabbrica ad ovest con gli archi e le colonne non esiste più, anch’esso crollò o fu demolito dopo la soppressione del 1782; stesso destino ebbe il lato a valle (a est), ricostruito recentemente. Per realizzare l’ala mancante i progettisti si sono basati sulla descrizione dell’inventario del 1770 e sullo schema distributivo del lato ovest e del lato nord. 
Il nuovo corpo di fabbrica oggi ospita il nuovo Museo di Arte Sacra "Don Roberto Corvini". 
 
 
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